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Costi Nascosti

Commissioni su carte e bonifici: fattori che determinano il costo

La Banca d'Italia divide i costi del conto corrente in fissi e variabili.

Costi fissi e variabili: la prima distinzione per capire le commissioni

La Banca d'Italia divide i costi del conto corrente in fissi e variabili. I primi si pagano anche senza usare servizi: imposte di bollo, canone di tenuta del conto, eventuali spese per le comunicazioni obbligatorie della banca. I variabili dipendono dai consumi, cioè da numero e tipo di operazioni: più operazioni, più costo. Con dieci bonifici a 2,50 euro l'uno e dieci prelievi a 1 euro l'uno si pagano 35 euro, di cui 25 per i bonifici e 10 per i prelievi.

Sempre secondo la Banca d'Italia, a seconda che prevalgano i costi fissi o variabili si distinguono due conti. Il conto a consumo (o ordinario) fa pagare ogni operazione; è adatto a chi prevede poche operazioni per esigenze specifiche, come collegarlo a un conto titoli o pagare le rate del mutuo. Il conto a pacchetto ha un costo fisso, il canone, che include un numero massimo di operazioni; oltre il limite, ogni operazione è a pagamento. A volte il pacchetto include un numero illimitato di operazioni.

Costi fissi e variabili del conto corrente: dati dalla Banca d'Italia

  • 1€Prelievo bancomat (variabile)
  • 2,50€Bonifico (variabile)

Conto a consumo vs Conto a pacchetto: vantaggi e svantaggi

  • Conto a consumoVantaggi: adatto a chi fa poche operazioni; costo trasparente per ogni singola operazione. Svantaggi: può diventare costoso con molte transazioni.
  • Conto a pacchettoVantaggi: prevedibilità del costo mensile; conveniente per chi fa molte operazioni entro il limite. Svantaggi: costi aggiuntivi oltre il limite; meno flessibile per utenti occasionali.

Carte di debito e credito: quando il costo ricade sul consumatore

La carta di debito permette di spendere il denaro disponibile sul conto collegato: al pagamento, la somma è subito prelevata dal saldo disponibile. Serve essere titolari di un conto, in banca o alle Poste. Per la Banca d'Italia, di solito si paga con carta di debito senza commissioni, ma restano altri costi, come un canone annuo.

La carta di credito funziona in modo diverso: la società emittente anticipa il denaro, concedendo un prestito saldato in seguito, di solito il mese successivo e con addebito sul conto. La prepagata, invece, consente di spendere solo il denaro caricato. Da qui la differenza su chi paga e quando: nel pagamento con carta la commissione sulla singola transazione è in genere a carico dell'esercente (come nella sezione successiva), mentre il consumatore sostiene soprattutto costi fissi e condizioni contrattuali, come il canone annuo della carta di debito.

Commissioni per gli esercenti: dalla catena di pagamento al POS

Gli esercenti che accettano carte, via POS o sito e-commerce, pagano una commissione alla propria banca o al proprio prestatore di servizi di pagamento (PSP). Pur percepita da un solo attore, la commissione remunera tutti i partecipanti alla catena: banca del cliente (emittente), banca o PSP dell'esercente e circuito (Visa, Mastercard, ecc.). La commissione di interscambio è la percentuale pagata dall'acquirer (banca dell'esercente) all'issuer (emittente della carta); copre elaborazione dei pagamenti, prevenzione frodi e gestione degli insoluti. È fissata dai circuiti e disciplinata dal Regolamento Europeo n. 2015/751; varia per tipo di carta, circuito e area geografica. Nell'Unione Europea il limite è, ad esempio, dello 0,2% del valore della transazione per carte di debito o Bancomat e prepagate, dello 0,3% per carte di credito, dell'1,4% per carte business Visa, dell'1,6% per Mastercard e dello 0,9% per CB in Europa.

Alle commissioni di interscambio si aggiungono le scheme fees, addebitate dai circuiti come Visa, Mastercard, PagoBancomat o American Express all'emittente e all'acquirer per usare sistemi e servizi. Sono percentuali minime dell'importo totale: ad aprile 2024 ammontavano allo 0,010% e allo 0,0164% per le carte di debito collegate ai circuiti internazionali Visa e Mastercard. Altroconsumo, basandosi sui principali acquirer italiani e sui foglietti informativi, ha rilevato che per una colazione al bar da 4,50 euro pagata con bancomat il negoziante può lasciare alla banca fino a 50 centesimi di commissioni, più del 10% dell'incassato; una cena da 90 euro con carta di credito può costare al ristorante quasi 4 euro di commissioni. Una rilevazione del Corriere indica che la banca o l'operatore che gestisce il pagamento per l'esercente applica una commissione dallo 0,3 allo 0,4%.

Alle commissioni sul singolo pagamento si aggiungono i costi fissi: diverse centinaia di euro l'anno per gestione e locazione del POS. Il decreto fiscale DL 124/2019 prevede, per i pagamenti digitali dal 1° luglio 2020, un credito d'imposta del 30% sulle spese sostenute dagli esercenti per accettare carte, bancomat e altre modalità di pagamento digitale (per esempio le app). Vale solo per gli esercenti con fatturato inferiore a 400 mila euro l'anno. Comprende le commissioni su ogni transazione e i costi fissi, come gestione e locazione del POS; include anche le spese per sistemi alternativi come Satispay. Chi usa il credito deve conservare la documentazione sulle commissioni addebitate per le transazioni con strumenti elettronici di pagamento, metterla a disposizione su richiesta degli organi dell'amministrazione finanziaria e conservarla per 10 anni dall'anno in cui il credito è stato utilizzato. Il credito è utilizzabile solo in compensazione con le tasse da pagare, dal mese successivo a quello della spesa sostenuta.

Commissioni sugli esercenti per pagamenti con carta: costo reale su transazioni tipiche

  1. Commissione media per transazione POS (Italia) — 0,3% – 0,4%

Catena di pagamento: come si suddivide la commissione sul POS

  1. Esercente (acquirer)Paga l'interscambio e le scheme fees all'emittente e al circuito
  2. Banca emittente (issuer)Riceve l'interscambio dal POS; copre gestione, frodi e insoluti
  3. Circuito (Visa, Mastercard, ecc.)Applica scheme fees per uso dei sistemi

Verifica delle spese per gli esercenti: cosa controllare prima di accettare carte

  • Commissione per transazione (interscambio + scheme fee) — Controllare percentuali effettive applicate dai PSP italiani

Bonifici: tipologia, canale e condizioni contrattuali

Il bonifico bancario trasferisce una somma da una persona fisica o giuridica (ordinante) a un'altra (beneficiario). Si può eseguire addebitando e accreditando i soldi sui rispettivi conti correnti oppure per cassa, versando e ritirando il corrispettivo in contanti allo sportello. Si indica coordinate bancarie ABI, CAB, CIN e numero di conto corrente del beneficiario; le coordinate sono racchiuse nell'IBAN, che in Italia ha 27 caratteri. Il bonifico può essere gratuito o prevedere una commissione.

Le tipologie principali sono SEPA, estero, istantaneo, online e per cassa. Il bonifico ordinario serve per trasferimenti standard non urgenti; è il più comune e in genere richiede da 1 a 3 giorni lavorativi. Quello urgente è trattato con priorità e riduce i tempi rispetto all'ordinario. L'istantaneo trasferisce denaro in tempo reale. Esistono poi bonifico estero, online e per cassa (senza conto corrente). Un bonifico è gratuito o a pagamento in base a tipologia (ordinario, urgente, istantaneo, estero), canale di disposizione (online oppure sportello o per cassa), Paese di destinazione (per esempio estero rispetto a SEPA), condizioni del contratto e numero di operazioni incluse o extra nel conto a pacchetto.

Commissioni per bonifici: tipologia e costi in base al canale e destinazione

  • Bonifico estero (non SEPA) — Fino a 10 € o più

Come leggere e confrontare le voci di costo

La Banca d'Italia ricorda che le informazioni sui costi del conto corrente sono in documenti che la banca deve mettere a disposizione del cliente. Per distinguere commissioni fisse e variabili conviene leggere voci come canone di tenuta del conto, imposte di bollo, spese per comunicazioni obbligatorie e costi per singola operazione (bonifici, prelievi, pagamenti). L'estratto conto permette di verificare quali voci sono state addebitate e con quale frequenza.

Per scegliere tra conto a consumo e a pacchetto, il criterio è il numero e il tipo di operazioni previste: il conto a consumo è più adatto a chi ne fa poche; il conto a pacchetto ha un canone che include un numero massimo di operazioni e conviene se le operazioni sono molte e rientrano nel limite. È utile valutare separatamente i costi per le carte (per esempio il canone annuo), quelli per i bonifici (variabili per tipologia e canale) e, per gli esercenti, quelli per il POS, considerando sia le commissioni variabili sulle transazioni sia i costi fissi di gestione e locazione, oltre alla possibile spettanza del credito d'imposta del 30% per chi ha ricavi non superiori a 400.000 euro.

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